Fisioterapia e Trattamento della Diastasi Addominale

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COME AGIRE NEL CASO DI
DIASTASI ADDOMINALE

“Diastasi” significa proprio allontanamento permanente di superfici muscolari od ossee
normalmente contigue.

La diastasi dei retti addominali consiste nella separazione eccessiva della parte destra dalla parte sinistra del muscolo retto addominale, le quali si allargano, allontanandosi della linea mediana.

Quest’ultima è formata da tessuto poco elastico ma molto resistente che, se da una parte rende molto difficile la sua rottura, dall’altra, quando questa avviene, non permette di tornare facilmente alle sue condizioni iniziali.

La diastasi dei retti non è direttamente associata al parto, come comunemente si crede, ma dipende da altri fattori. La diastasi addominale è una conseguenza principalmente della gravidanza. La causa è dovuta allo stiramento del muscolo retto addominale, operato dall’interno, dall’utero in continuo accrescimento.

La gestazione è infatti una delle cause principali della separazione dei muscoli retti addominali. Sia la pressione interna del feto che l’assetto di un nuovo equilibrio ormonale, favoriscono l’assottigliamento dei tessuti connettivi (da qui la creazione della famosa “linea alba”). Se la diastasi addominale si presenta in una gravidanza, maggiori saranno le probabilità che si ripresenti anche nelle successive.

Tuttavia è fisiologico che, a non molta distanza dal parto, i tessuti connettivi siano rilassati.

Dopo il primo periodo l’elasticità e la densità dei tessuti riprenderanno i valori iniziali e anche la profondità del buco e le sue dimensioni tenderanno a diminuire. Di norma, la separazione del muscolo retto addominale si risolve entro le prime 8/12 settimane dopo il parto, fino anche a 6 mesi. Se però l’addome rilassato perdura anche dopo, se si gonfia in maniera esagerata dopo ogni pasto, se non migliora spontaneamente o se è presente un’ernia ombelicale, è probabile che si sia in presenza di una diastasi addominale post parto.
Si è in presenza di diastasi addominale quando la distanza tra il muscolo retto addominale destro e quello sinistro supera i due centimetri. Una distanza inferiore viene considerata fisiologica.

La diastasi fa in modo che i visceri siano meno protetti dalla fascia muscolare e quindi più a rischio di eventuali Prolassi.

Tuttavia anche altri fattori possono determinare la comparsa della diastasi addominale.

Obesità, sforzi eccessivi (dovuti ad un’attività fisica intensa) o anche una forma di diastasi congenita fanno sì che anche gli uomini siano soggetti a questa patologia Una volta che i muscoli addominali perdono la loro efficacia, non sono più in grado di effettuare la loro funzione stabilizzante del tronco.

Il cedimento della linea mediana che tiene uniti i due retti addominali e che funge da “cerniera” ha come risultato che la parete addominale non è più in grado di contenere con efficacia la pressione degli organi endoadddominali, con conseguente distensione dell’addome per la “fuoriuscita” degli organi interni. Inoltre, considerando che la funzione principale di questi muscoli è di contenere gli organi addominali, si possono avere ernie, soprattutto ombelicali, in quanto tali organi non incontrano più una certa resistenza.

Il caratteristico segno della diastasi addominale è anche una sorta di cresta (o “pinna”) che si forma in corrispondenza della linea alba e che va dal processo xifoideo della sterno all’ombelico e che si manifesta più evidentemente con la tensione dei muscoli dell’addome.

I sintomi “funzionali” che la diastasi dei retti può provocare sono:

  • dolori alla schiena che si affatica più del normale a causa dell’instabilità della colonna o sensazione che sia debole e affaticata
  • dolori alle anche e al bacino
  • incontinenza
  • ernia
  • gonfiore
  • nausea
  • difficoltà digestive
  • difficoltà respiratorie
  • peristalsi molto evidente a occhio nudo
  • postura da iperlordosi
  • senso di pesantezza al pavimento pelvico.

Per diagnosticare un’eventuale diastasi addominale è necessaria una visita specialistica.
In certi casi, è sufficiente l’esame obiettivo per stabilire l’alterazione della parete addominale.

Il medico può anche prescrivere un’ecografia della parete addominale oppure una risonanza magnetica.

Questi esami strumentali gli consentiranno di misurare con precisione gli effettivi centimetri della diastasi e di valutare la terapia più adeguata.

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